Governo giallo-rosso ovvero l’attualità al potere

Governo giallo-rosso ovvero l’attualità al potere

5 Settembre 2019 0 Di Rocco Gumina

C’è vita oltre l’attualità.

O meglio: c’è vita soltanto oltre l’attualità

Josep Esquirol

 

Un giorno, un anziano e stimato politico locale mi raccontò di quando – nell’ormai lontana prima repubblica – una delle correnti interne al suo partito, alla quale lui non apparteneva, gli offrì di ricoprire una rilevante carica politica. Dinanzi a tale richiesta, l’allora giovane dirigente di partito a livello provinciale, rifiutò l’importante incarico nazionale propostogli pur di restare fedele alla propria corrente interna al medesimo gruppo politico. Altri tempi e, soprattutto, altri uomini si dirà. Ma l’aneddoto proveniente dalla prima repubblica può indurci a riflettere sulle motivazioni profonde della degenerazione politica in atto e, quindi, della nascita del nuovo governo.

Ai nostri giorni pare che la politica abbia perso la cognizione della fondamentale importanza per se stessa del processo ovvero della necessità di preservare tanto la memoria del passato – anche recente – quanto l’immaginazione del futuro – anche remoto – volta a generare visioni politiche coerenti, progettuali e, quindi, credibili. La perdita di ogni consapevolezza della politica intesa come processo è il presupposto per la vittoria di un’attualità appiattente e incapace di fare sintesi degli errori del passato per proiettarsi operativamente nel futuro.

Salvini, di certo, si è lasciato dominare da un’attualità che lo vedeva al centro della scena politica la quale, nonostante la pericolosa deriva generata, lo rendeva stimato – e perciò popolare – agli occhi di molti italiani. Schiavo del presente è sicuramente il Movimento 5 Stelle che, prima di occupare i posti di comando, sognava la rivoluzione. Adesso, invece, si propone – a detta del leader Di Maio – come perno volto a garantire la stabilità politico-istituzionale del nostro Paese. Questo passaggio, più che essere effetto della maturazione dei pentastellati, pare presentarsi come una clamorosa doppia personalità finalizzata all’esclusivo mantenimento dei posti di potere in un’attualità neanche lontanamente limitrofa all’identità originaria del Movimento. Il Partito Democratico non risulta esente dalla sottomissione al presente. Infatti, sino a metà luglio, i maggiori leader democratici si esprimevano decisamente contro un eventuale accordo con i 5 Stelle che, ora, sembra divenire il mezzo per rimandare le scissioni definitive e per comandare su qualcosa finché si potrà. E, purtroppo, le poche voci dem contrarie all’accordo più che avanzare una proposta politica alternativa mostrano soltanto un deludente narcisismo.

Si sa la coerenza “estrema” non ha mai partorito grandi successi politici, ma al massimo mostri. Tuttavia – nel nostro Paese – il problema che ci rende schiavi dell’attualità non è l’estremo attaccamento alla coerenza bensì il totale asservimento ai superficiali vantaggi – ottenuti qui e ora – in barba tanto al passato quanto al futuro. Questa situazione che si ripresenta da parecchi anni nella nostra nazione rischia, più che impolpare le fila dei sovranisti, di far aumentare a dismisura la disaffezione – specialmente giovanile – a tutto ciò che riguarda la politica e, quindi, la crescita vertiginosa dell’astensionismo. Insomma, puntare sull’attualità al potere vuol dire – per la nostra comunità nazionale – fuggire dall’affrontare la pochezza della nostra classe dirigente, dei partiti, del dibattito politico in atto che vede – anche per via dei social – tutti protagonisti.

Bisogna cambiare, certo, ma a partire da cosa? La politica deve tornare a ragionare sulla valenza del processo che include il prima e il dopo e, dunque, valori come la fedeltà all’idea, la pazienza, il silenzio operoso. Non si tratta di stroncare superficialmente l’opera appena iniziata di un governo che comunque, in linea teorica, appare migliorare la precedente situazione. Ma l’Italia ha bisogno di altro che va costruito a partire da oggi e con nuove basi rispetto all’asservimento della politica odierna al presente.

Forse è ora di riprendere l’inattuale lezione di alcuni uomini della prima repubblica che, animati dalla logica del processo, erano in grado di restare fedeli ad una visione politica e ad un’appartenenza ma, al contempo, capaci di costruire il futuro attraverso lo studio, la speranza, il coraggio, la mitezza e la convinzione che le esigenze della comunità saranno sempre superiori al soddisfacimento dei propri desideri di potere.

 

 Rocco Gumina

 

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