IL PUNTO

La via del futuro si chiama Europa

Qualcuno ha detto che la federazione europea è un mito.

E se volete che un mito ci sia, ditemi un po’ quale mito

dobbiamo dare alla nostra gioventù per quanto

 riguarda l’avvenire della nostra Europa.

Volete il mito della dittatura, il mito della forza?

 Ma allora noi creeremo di nuovo quel conflitto che porta alla guerra.

 Io vi dico che l’Europa è un mito di pace!

(Alcide De Gasperi, discorso ai giovani)

 

L’appuntamento elettorale del prossimo 26 maggio non è legato soltanto ad una scadenza burocratica che impone il rinnovo dei membri del parlamento europeo. Non si tratta della solita tornata elettorale per eleggere rappresentanti politici del tutto distanti dalla nostra realtà quotidiana. Non è nemmeno l’ennesima occasione per disinteressarsi dell’indirizzo politico dell’Unione Europea il quale, ormai, risulta fondamentale per le nostre comunità locali. Il voto del 26 maggio, invece, rappresenta una possibilità concreta per scegliere insieme la via da percorrere al fine di superare l’attuale crisi politica, economica e sociale che oltre a colpire la nostra nazione riguarda l’intero progetto europeo pensato all’indomani della seconda guerra mondiale da uomini come Adenauer, De Gasperi e Schuman. L’unica alternativa alla visione dei padri fondatori della comunità europea è il ritorno al passato capace di azzerare ogni possibilità di futuro per Paesi come il nostro. Una scelta convintamente europeista, tuttavia, esige delle sostanziali riforme istituzionali, politiche, sociali ed economiche per concretizzare definitivamente l’idea di comunità europea.

In questo processo di riforma e di compimento, tutti i cittadini europei sono chiamati, anzitutto, a maturare e a sostenere politiche continentali e battaglie culturali non connesse in prima battuta a cifre, quote, indicatori economici, soglie di povertà bensì alle persone in carne ed ossa che sono portatrici di storie, culture, responsabilità, speranze. Riconoscere al centro la persona nel progetto politico europeo significa anche riscoprire il valore delle comunità in grado da un lato di ridimensionare le tentazioni individualistiche della nostra epoca dall’altro di generare luoghi di autentico e proficuo dialogo fra le diversità. Diversità che in Europa sono espresse tanto dalla straordinaria cultura che abbiamo ereditato quanto dalla possibilità, attraverso la solidarietà, di integrare soggetti provenienti da altre aree geografiche affinché possano anche loro divenire protagonisti del progetto europeo. Questa prospettiva non solo non esclude componenti storico-culturali che hanno contribuito allo sviluppo europeo ma soprattutto assicura una prassi realmente democratica in grado di comprendere, includere e trasformare.

Un ambizioso progetto di riforma e di compimento dell’attuale Unione Europea necessita sia di una leadership politica generata dalla base e immune tanto all’improvvisazione quanto alle rivendicazioni per esclusivi tornaconti elettorali; sia della vitalità della società civile che – attraverso associazioni, reti, gruppi stabili e informali – deve imboccare l’unica via del futuro che coincide con l’Europa. Pertanto, la partecipazione al voto del 26 maggio per una scelta convintamente europeista non coinciderà con l’esclusivo adempimento di un diritto-dovere, bensì con l’adesione all’unico futuro possibile quello della via europea.

 

Rocco Gumina

 

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