“Iniziare processi più che possedere spazi”.  La rilevanza del pensiero politico di Papa Francesco

“Iniziare processi più che possedere spazi”. La rilevanza del pensiero politico di Papa Francesco

30 Agosto 2019 0 Di Rocco Gumina

In un incontro svoltosi ad Assisi nel settembre del 2016, il sociologo Bauman si rivolse a papa Francesco con queste parole: «Ho lavorato tutta la vita per rendere l’umanità un posto più ospitale. Sono arrivato a 91 anni e ne ho viste di false partenze, fino a diventare pessimista. Grazie, perché lei è per me la luce alla fine del tunnel». Il peso e la profondità delle parole dello studioso polacco sono da inquadrare all’interno di una particolare lettura del XX secolo. In questo periodo è nata – e si è via via sviluppata – una sorta di globalizzazione negativa destinata a sfibrare i tessuti comunitari e le risorse planetarie in vista dell’esclusiva ricerca del profitto economico. All’interno di tale sistema basato sull’indifferenza, Bauman ha intravisto – nella proposta umana, sociale e politica di Francesco – una luce in fondo al tunnel. Luce rivolta alla nascita di cambiamenti in grado di tutelare tanto l’umanità quanto l’ambiente a partire da una rilettura in senso cristiano della realtà.

Il secolo scorso ha inaugurato una sottocultura della privatizzazione della vita umana caratterizzata dalla ricerca dell’interesse individuale e, allo stesso tempo, dall’incertezza e dalla paura. Simile visione ha innescato la crescita di diseguaglianze sociali le quali hanno concepito le “vite di scarto” della contemporaneità ovvero i milioni di poveri e di migranti impossibilitati a raggiungere i quartieri o le nazioni ricche. Dinanzi a questo contesto, le parole, i messaggi e i gesti di solidarietà, di tutela degli emarginati e dei bisognosi, di dialogo avanzate da Bergoglio, rappresentano – per Bauman – le basi di un progetto culturale diretto verso una democrazia planetaria chiamata a puntare sul noi inclusivo anziché sull’io distruttivo. Proprio la tesi di una nuova globalizzazione orientata a custodire le pluralità e ad integrare l’umanità in una cittadinanza cosmopolita, raffigura il nocciolo essenziale della sensibilità politica e sociale di Francesco maturata all’interno di una rilettura pubblica del messaggio evangelico.

Sin dall’inizio del suo pontificato, il papa è uscito dalle secche di un’impostazione minoritaria del cattolicesimo indirizzata all’esclusiva difesa dei cosiddetti “valori non negoziabili”, per invitare l’intera comunità ecclesiale a vivere e a fare profezia nella storia attraverso una rivoluzione culturale cristianamente ispirata e fondata sull’amore e sulla tenerezza. Lungi dal voler spingere i credenti verso la strutturazione di partiti cattolici, l’intento di Francesco è quello di avviare processi di cambiamento tesi a un impegno nella politica con la maiuscola, cioè in quell’attività più volte definita dal magistero come la più alta forma di carità. Così, la declinazione politica del messaggio di Bergoglio sembra assumere le sembianze di una democrazia di ispirazione cristiana nella quale i cattolici, i credenti e gli atei possano convergere su di un progetto finalizzato a superare la globalizzazione dell’indifferenza e, quindi, ad occuparsi di ingiustizie, di periferie esistenziali, di ecologia integrale, di educazione, di cittadinanza globale. Si tratta di un vero e proprio approccio integrale rivolto tanto alla cura dell’umanità ferita quanto alla custodia dell’ambiente. Con questa consapevolezza, Francesco invita i credenti a occuparsi di: «iniziare processi più che di possedere spazi» (Evangelii gaudium, n. 223) a partire dall’amore per la società e per la ricerca del bene comune inteso come modalità autentica per vivere da cristiani nella contemporaneità.

La crisi politica in atto nel nostro Paese interroga tanto la variegata comunità cattolica nazionale quanto, soprattutto, l’intero popolo italiano. Rileggere le peculiarità del pensiero politico di papa Francesco potrebbe tornare utile al dibattito in corso fra le forze partitiche presenti in Parlamento, tra i giornalisti e tra i militanti delle varie forze. Difatti, sembra strano ma è ora di ricordare – in questa triste stagione italiana – che la politica, specialmente quella istituzionale, è mezzo tanto per tutelare gli interessi di tutti, e non per fare prevalere logiche predatorie di parte, quanto per avviare processi di cambiamento anziché occupare spazi di comando. Nel turpe e repentino cambio di posizionamenti di queste settimane, la politica italiana dovrebbe ritornare ai fondamentali come la ricerca del bene comune e la formulazione di un progetto politico per il futuro del Paese. Sulla centralità di tali questioni, la prospettiva di Francesco è assai rilevante tanto da apparire, secondo Bauman, come luce in fondo al tunnel.

 

 

Rocco Gumina

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