Invece del crocifisso, sosteniamo i crocifissi

Invece del crocifisso, sosteniamo i crocifissi

17 Giugno 2022 1 Di Rocco Gumina

A Caltanissetta, il gruppo della Lega al consiglio comunale ha presentato una mozione finalizzata a collocare il crocifisso nei locali di Palazzo del Carmine. Le motivazioni dell’iniziativa, come riporta il Giornale di Sicilia di venerdì 17 giugno, si collegano al fatto che tale segno – a parere del capogruppo Aiello – rappresenta le «radici dell’identità e della cultura cristiana ma è anche simbolo di fratellanza, pace e giustizia». Inoltre, nel rifarsi al pensiero del filosofo Benedetto Croce, Aiello afferma che a nessun italiano può venire in mente di definirsi “non cristiano” poiché «la cultura cristiana pervade la nostra nazione e la cultura italiana in maniera indipendente dal credo in sé». Secondo quanto viene riportato dal medesimo quotidiano, anche i rappresentanti in consiglio comunale del gruppo Fratelli d’Italia e di quello Misto condividono l’iniziativa. Invece, pare che gli esponenti del gruppo di maggioranza, ovvero quello del Movimento 5 Stelle, si attestino su di una posizione “laica”.

L’iniziativa avviata dalla mozione della Lega in uno dei comuni più periferici d’Italia, e perciò d’Europa, credo possa rappresentare uno stimolo per tornare a riflettere su di un tema che specie nel recente passato ha diviso, più che unito, le nostre comunità.

Il cristianesimo è sorto da un uomo, che per i cristiani è anche Dio, il quale non ha mantenuto nella sua esistenza un atteggiamento di ossequiosa osservanza verso le tradizioni culturali del suo tempo, della sua religione e del suo popolo. L’insegnamento e l’opera di Gesù, infatti, si sono configurate come una sorta di innovazione per le strutture culturali, sociali, religiose e politiche prima d’Israele poi di Roma e, infine, di quelle sparse in ogni angolo del globo. Ciò è avvenuto, la storia delle comunità cristiane lo mostra in modo ampio ed efficace, poiché tanto il maestro fondatore del cristianesimo quanto i suoi seguaci anziché appellarsi, e perciò difendere, vessilli identitari e culturali hanno vissuto in un modo mirabile. Una testimonianza, quella cristiana nel mondo, fondata oltre che sull’amore al prossimo persino sull’amore verso il proprio nemico. Ciò ha permesso di svuotare di significato ogni tradizione culturale del passato per riempirla di un messaggio nuovo vissuto dai medesimi credenti e gravido di ricadute culturali.

Questo dato proveniente dalla storia e confermato dall’attualità – come si evince dalla testimonianza odierna dei cristiani nel mondo – può aiutarci nella riflessione indirizzata a comprendere le motivazioni che inducono gli esponenti della Lega nissena, e di alcuni gruppi della minoranza in consiglio comunale, a sostenere la collocazione del crocifisso nelle aule comunali.

Forse i sostenitori di tale iniziativa desiderano battersi per una politica giusta, includente, pacifista, a difesa della vita e accogliente? Se così fosse, come mai i referenti locali della Lega e di Fratelli d’Italia, prima d’intestarsi simile mozione, non hanno provato a rinnovare le idealità dei soggetti partitici ai quali appartengono basate su chiusura, esclusione, differenziazione in merito ai diritti fra cittadini italiani e i migranti? È noto a tutti, infatti, che lo slogan della Lega “Prima gli italiani” espone in sintesi una proposta politica in grado di fare distinzione fra gli uomini. Oppure, come non citare la denominazione del partito di Giorgia Meloni, ovvero “Fratelli d’Italia”, il quale propone in modo manifesto che la fraternità non si fonda sulla comune umanità, o paternità divina per i credenti, bensì sulla nascita nel suolo italico e da genitori italiani. Inoltre se è vero che non possiamo avanzare, e finanche ipotizzare, una politica cristiana in epoca di pluralità e laicità, è ancora più veritiero che il nocciolo del messaggio cristiano è capace di riformulare le politiche di qualsiasi partito verso la piena promozione di ogni uomo. Pertanto, se la collocazione del crocifisso nella aule del Palazzo comunale servisse a ciò, ben venga ma per far questo gli esponenti di Lega e Fratelli d’Italia, tanto a livello locale quanto a livello nazionale, saranno chiamati a preoccuparsi delle migliaia di poveri residenti nel nostro Paese di cui molti di questi migranti come registra il recente rapporto ISTAT sulle povertà.

Una riflessione merita anche il rimando che il capogruppo Aiello fa al celebre filosofo Croce per sostenere la plausibilità culturale della collocazione del crocifisso. Nel periodo storico nel quale Croce formulò questo pensiero, l’Italia era assai diversa da quella attuale sia sul versante culturale sia su quello religioso. Oggi, infatti, registriamo nel nostro Paese la presenza di milioni di migranti e di non credenti i quali – oltre a non doversi neanche culturalmente definire cristiani – sono portatori di istanze e valori socio-religiosi che rendono l’Italia, ormai da qualche tempo, un Paese plurale chiamato ad attrezzarsi culturalmente in altro modo rispetto a quanto formulato dal filosofo scomparso nel 1952. Basti pensare che con la fine della Democrazia Cristiana a inizi anni Novanta, i cattolici in politica hanno inteso che il nostro non è più il tempo per dare vita a soggetti politici e culturali come quello che per più di cinquant’anni ha governato il nostro Paese.

Infine la posizione “laica” sulla quale pare attestarsi il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle nisseno apre a un’ulteriore considerazione. La laicità europea – quella dei padri fondatori dell’Unione continentale derivante dalla mediazione delle istanze dell’illuminismo, del cristianesimo e del liberalismo – non è sinonimo di esclusione bensì di inclusione. Quindi, una posizione di laicità lungi dall’escludere il dato religioso dalla sfera pubblica, è chiamata alla fatica della coesistenza dei diversi.

In definitiva, la mozione a sostegno della collocazione del crocifisso all’interno degli spazi di Palazzo del Carmine è un’ottima occasione per ridestare la politica locale affinché questa prenda in carico i “crocifissi” ovvero sostenga le povertà, accolga le diversità, promuova la pluralità. Questo è un imperativo per la politica da attuare con, o senza, crocifisso appeso.

Rocco Gumina

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