“Spingere lo sguardo verso il futuro”. Intervista a Edoardo Vagginelli

“Spingere lo sguardo verso il futuro”. Intervista a Edoardo Vagginelli

7 ottobre 2018 0 Di Rocco Gumina

A partire da una conoscenza diretta del territorio, la rubrica “Tutti convocati” mira a raccontare alla cittadinanza nissena le diverse e diffuse positività associative, culturali, aggregative, professionali, imprenditoriali e politiche presenti e operanti a Caltanissetta. Spesso, la nostra comunità è distratta dall’ascoltare “il rumore dell’albero che cade” anziché concentrarsi sullo scrutare i segni della “foresta che cresce”. Così, la rubrica – con pubblicazioni settimanali – desidera soffermarsi su quanto di buono, di bello e di intelligente cresce a Caltanissetta per tornare a guardare al presente e al futuro con speranza.

A rispondere alle domande nell’intervista di questa settimana è il Presidente del gruppo MEIC della diocesi di Caltanissetta, Edoardo Vagginelli. Il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale è presente su tutto il territorio nazionale con un’opera rivolta al mondo della cultura e delle professioni.

– Il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale ha una lunga e importante storia. Nato negli anni Trenta del Novecento, ha servito la Chiesa e il Paese in varie stagioni ricche di cambiamenti e di emergenze da affrontare. Giunti all’inizio del XXI secolo, il MEIC come declina la sua finalità associativa?

Il Movimento ecclesiale di impegno culturale (MEIC), nasce come Movimento laureati di Azione Cattolica nel 1932 ad opera di Igino Righetti con l’apporto decisivo di mons. Montini, futuro Paolo VI. Scopo del movimento fu quello di salvaguardare e perfezionare la formazione dei giovani universitari cattolici della F.U.C.I. col quale movimento mantenne molto forte il legame anche dopo la sua elezione a Pontefice. Il MEIC è stato uno dei capisaldi della formazione degli intellettuali cattolici italiani del Novecento e le sue iniziative hanno dato linfa vitale al dibattito culturale e teologico in Italia e nel mondo, in quanto membro di Pax Romana. Tra le sue fila hanno militato personalità come quella di Aldo Moro, Giuseppe Lazzati, Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti. In sede nazionale formula e attua la linea programmatica generale dell’Assemblea nazionale, presieduta dal suo Presidente. In ambito diocesano, promuove incontri, dialoghi, confronti e si cura della formazione di altri gruppi, il cui coordinamento è affidato al Delegato eletto dal Consiglio regionale. In ambito locale opera in stretta interazione con l’azione pastorale diocesana e ogni membro si impegna a promuovere e sostenere iniziative locali e nazionali. Le attività del MEIC consistono prevalentemente nella organizzazione e partecipazione in convegni, seminari di studio, di confronto e di proposta culturale su questioni a carattere religioso, etico e civile con l’ausilio di esperti nel campo della scienza e della politica. Viviamo tempi in cui vige un’illusoria cultura della libertà e della laicità, in cui predomina un sofisticato tecnicismo che pare voglia sostituirsi all’uomo sempre meno capace di pensare, riflettere e valutare liberamente non solo su ciò che lo circonda ma anche sul senso stesso della propria esistenza. In tale contesto occorre ridare spazio una cultura intesa come bisogno dello Spirito, come ponte per poter accedere ad una visione più ampia e completa di ciò che siamo e della realtà che ci circonda. Essa è strumento indispensabile per “conoscere, apprendere, mediare e comunicare” la nostra stessa Storia.  Una responsabilità a cui il mondo cattolico non può e non deve sottrarsi per la stessa fede in cui crede, ossia in quel Dio che si è fatto Uomo. Da ciò deriva l’evangelizzazione mediante «Una cultura che permette ai cristiani di presentarsi nel mondo non come coloro che rifiutano i valori del mondo stesso, ma come coloro che, soli, li potenziano, li portano a pienezza di validità umana e, quindi, cristiana, Cristiana e, quindi, umana». Essere e agire nel mondo, per i fedeli laici, sono una realtà non solo antropologica e sociologica, ma anche ecclesiale. Quando alcune categorie della ragione e delle scienze vengono accolte nell’annuncio del messaggio evangelico, quelle stesse categorie diventano strumenti di evangelizzazione; è l’acqua trasformata in vino. È ciò che, una volta assunto, non solo viene redento, ma diventa strumento dello Spirito per illuminare e rinnovare il mondo. A rispondere a tale assunto, con il porsi come obiettivo l’essere un’avanguardia missionaria nel mondo della cultura e delle professioni, è il MEIC, con tutte le sue articolazioni diocesane e locali  fra le quali oggi anche la nostra, che fa della responsabilità adulta di ogni fedele un itinerario concreto di vita ed una proposta di servizio nella comunità degli uomini e della Chiesa attraverso una formazione cristiana basata sulla conoscenza della Sacra Scrittura, su un approfondimento della teologia e della liturgia. In conclusione, il MEIC è Chiesa in quanto ne condivide la missione dell’annuncio ma è anche cultura poiché promuove e anima iniziative culturali in una pluralità di saperi e competenze professionali.

– Da alcuni mesi siete attivi sul territorio nisseno tramite progetti volti alla promozione culturale della comunità. Potresti presentare le vostre attività più significative?

La nostra prima iniziativa è consistita nell’organizzazione di un convegno regionale sul tema “La nuova legge sulle disposizioni anticipate di trattamento”. Oltre al contenuto della legge, sono stati trattati interessanti temi attinenti alla responsabilità deontologica del medico e importanti risvolti di carattere bioetico. È stata un’esperienza molto significativa ed ha riscosso consenso fra coloro che sono intervenuti fra i quali molti soci di gruppi MEIC di altre diocesi della Sicilia. Nel corso dell’anno ci proponiamo di realizzare una serie di incontri tematici di studio e riflessione sui temi più significativi della dottrina sociale della Chiesa e del magistero: lavoro e giustizia sociale, ambiente e territorio, accoglienza e migrazioni. Non mancheranno ulteriori iniziative in corso di programmazione. Tali iniziative intendono sollecitare ed animare il dibattito culturale sui più rilevanti temi emergenti riguardanti sia la società civile che la chiesa ed a coinvolgere nel dibattito culturale una platea sempre più vasta di persone che intendono riflettere ed agire responsabilmente come cittadini e come cristiani. Il MEIC, inoltre, intende stabilire un rapporto privilegiato sia con l’Azione Cattolica, che, soprattutto, con la FUCI. Spero di poter stabilire con tali associazioni un intenso e costruttivo dialogo per la realizzazione di iniziative comuni. Non mancherà un’attenzione alla responsabilità politica che come cristiani e cittadini è necessario assumere. L’attuale momento storico che stiamo vivendo richiede infatti rinnovata consapevolezza sul modo in cui il cristiano deve declinare il suo servizio nei confronti di una società sempre più individualista e poco incline all’ascolto ed alla solidarietà ed una conseguente forte assunzione di responsabilità per contrastare il clima di contrapposizione e di paura sempre più diffuso. Nel recente convegno di Camaldoli, al quale ho avuto il piacere di partecipare assieme ad una delegazione del MEIC nisseno, è stato infatti sviluppato il tema della democrazia e della sinodalità. I relatori, tutti di altissimo profilo, che sono intervenuti hanno sottolineato come una democrazia deve essere costantemente alimentata da una forte tensione valoriale verso il bene comune e la solidarietà. Oggi di tutto ciò si sente un grande bisogno.

– Nei prossimi anni, quali caratteristiche assumerà l’impegno del MEIC nisseno?

Il mandato affidatomi alla guida del gruppo è triennale, per cui la programmazione del movimento, in ambito locale, non ha un lungo respiro. L’obiettivo che mi piacerebbe realizzare è quello di creare le condizioni perché nel tempo possa svilupparsi un intenso dialogo fra le diverse culture presenti nel nostro territorio, al fine di promuovere la reciproca conoscenza in un clima di rispetto reciproco e di pace fondato sulla reciproca accettazione. Ritengo che il MEIC sia chiamato a rendere un servizio alla chiesa, mediante la promozione, animazione partecipazione al dialogo culturale, coinvolgendo sempre di più le periferie della diocesi, ed un numero sempre più significativo di persone ed associazioni.

– Dal peculiare osservatorio del MEIC si può notare come Caltanissetta sia una città ricca tanto di risorse positive operanti in vari settori quanto di emergenze più o meno conosciute dalla comunità. Secondo te, la politica locale su quali temi dovrebbe concentrare maggiormente la sua attenzione?

Il tessuto sociale della nostra città manca fondamentalmente di coesione sociale, di impegno consapevole per la difesa della cultura del territorio e del coinvolgimento di tutte le realtà sociali per la realizzazione di una democrazia inclusiva e partecipativa. Occorre consapevolezza della necessità di guardare oltre il momento contingente e spingere lo sguardo verso il futuro, percorrendo sentieri di speranza che sappiano contrastare il clima di paura e di odio oggi dominante ed avere come prospettiva d’orizzonte l’Europa. Bisogna tornare a proporre i temi più sensibili che hanno caratterizzato la cultura e l’impegno politico dei cattolici: il tema della sussidiarietà, della solidarietà, dell’accoglienza, la tutela della famiglia, il principio di reciprocità, in modo da riscoprire il senso del bene comune in una società che deve crescere in modo uniforme e in cui nessuno deve essere lasciato indietro.

 

Intervista a cura di Rocco Gumina

 

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