Verso una cultura della prossimità. La reciprocità nel magistero di Francesco

Verso una cultura della prossimità. La reciprocità nel magistero di Francesco

30 agosto 2018 0 Di Rocco Gumina

 

 

 

Aprirsi agli altri non impoverisce, ma arricchisce,

perché aiuta a essere più umani: a riconoscersi parte attiva

di un insieme più grande e a interpretare la vita

come un dono per gli altri; a vedere come traguardo

non i propri interessi, ma il bene dell’umanità

(Francesco, 2 ottobre 2016)

 

 

 

 

Sin dal primo discorso in Piazza San Pietro successivo all’elezione a pontefice, Papa Francesco ha mostrato attraverso parole, gesti, viaggi e silenzi un peculiare carisma di cui la Chiesa cattolica dovrà tenere conto a lungo. I suoi discorsi, carichi tanto di semplicità quanto di profondità, sono ricchi di varie aree tematiche fra le quali spicca la reciprocità. A parere di don Massimo Naro – docente di Teologia sistematica presso la Facoltà Teologica di Sicilia e direttore del Centro Studi “A. Cammarata” – il tema della reciprocità ritorna spesso, in maniera indiretta o esplicita, nel magistero di Francesco. Infatti, il vasto raggruppamento concettuale della reciprocità viene declinato dal vescovo di Roma ora con valenza teologica ora tramite prospettive antropologiche, sociali, culturali e politiche sempre radicate nella visione cristiana della storia e del mondo. Proprio sulla reciprocità elaborata e vissuta con parole e gesti dal pontefice, don Naro ha realizzato uno studio – recentemente pubblicato dalla San Paolo – intitolato La reciprocità. Il volume presenta l’insieme dei significati che il concetto della reciprocità ha sinora assunto nell’insegnamento di Francesco.

Secondo Massimo Naro, la reciprocità – intesa alla maniera del vescovo di Roma – può svilupparsi in una teologia della fraternità fondata sulla relazione agapica tipica del Dio Trinità rivelato da Gesù Cristo. La prima conseguenza di questa visione teologica è il superamento di ogni autosufficienza poiché, come insegna la pagina biblica di Caino e Abele, sottrarsi alle esigenze della reciprocità: «induce l’essere umano a delle gravissime sgrammaticature, in cui il suo peccato consisterà di fatto: l’abbaglio dell’autosufficienza e, di conseguenza, lo sbaglio del rifiuto dell’Altro, di ogni altro» (p. 68). Proprio Papa Francesco, in merito alla questione delle migrazioni, ha più volte richiamato la triste vicenda di Abele per sottolineare da un lato il disorientamento egoistico dell’attuale cultura dello scarto, dall’altro per richiamare ogni uomo e qualsiasi istituzione pubblico-politica alla responsabilità nei confronti di coloro che soffrono.

Tali pronunciamenti sulla reciprocità assumono una valenza spirituale poiché nel cuore di ogni uomo è scritto il desiderio alla vita piena, alla fraternità e alla comunione. Ogni tradimento della chiamata alla reciprocità è una battuta d’arresto verso il cammino di sviluppo dell’umanità. Allora, per don Massimo Naro, l’interpretazione cristiana del mondo inaugura non solo uno stile di vita ma anche: «una visione del mondo, una concezione dell’essere inedita rispetto a prima e a sempre, in quanto diversa e distinta da ogni concezione filosofica o scientifica dell’essere stesso» (p. 76). Si tratta di una vera e propria legge dell’amore che ancor prima dei risvolti morali risulta come un principio ontologico: «l’amore agapico, relazionale, reciproco, è il fondamento cui il credente sa di appartenere» (p. 78).

Questo principio della logica della reciprocità possiede un grande valore sia per le relazioni familiari e amicali sia per gli ampi rapporti sociali, culturali, economici e politici che coinvolgono l’intera umanità. Da tale prospettiva, si deduce che la fede in Cristo Gesù non ha mai una valenza esclusivamente individuale ma sempre una dimensione sociale. Si pensi, ad esempio, alla declinazione della reciprocità nell’enciclica Laudato si’ nella quale Francesco ci ricorda con profonda lucidità che la vita umana e la terra sono intimamente connesse tanto da affermare che la continua devastazione dell’ambiente coincide con l’imbarbarimento dell’uomo e viceversa. Simile risvolto della reciprocità presenta anche una pregnanza politica. Difatti per Bergoglio, l’apertura all’altro e la reciproca fiducia generano una coesione sociale nella quale maturare una cittadinanza responsabile, attiva e desiderosa dello sviluppo dell’intera comunità.

Il profilo della responsabilità nei confronti dell’altro e della società apre il varco ad una serie di atteggiamenti – come la solidarietà, la salvaguardia del bene comune, l’interdipendenza – che, secondo Massimo Naro, spezzano: «lo schema dell’autoreferenzialità e riconoscono il valore dell’alterità e delle differenze» (p. 46). Quindi la reciprocità, nel magistero di Francesco, rappresenta una delle vie privilegiate tanto per uscire dalla passività autoreferenziale e divenire protagonisti della storia quanto per riconoscere l’altro come punto d’origine e d’arrivo della propria opera. Ne consegue un’antropologia relazionale descritta in questo modo da don Naro: «L’essere umano è segnato in profondità dall’alterità, a tal punto da risultare un soggetto plurale, il cui profilo è destinato a essere comunitario, il cui respiro dovrà essere comunionale» (p. 104).

Lo studio di Massimo Naro risulta essere un’importante indagine sulla portata teologica, culturale e antropologica della reciprocità all’interno del magistero di Papa Francesco. Infatti, lo studioso siciliano ci mostra quanto il tema della reciprocità – sebbene il termine non appaia mai nei discorsi ufficiali di Bergoglio – sia fondante dell’intera proposta spirituale, sociale e politica del cristianesimo nel XXI secolo. L’insistenza del vescovo di Roma su questioni come il dialogo fra le culture e le religioni, la difesa dei diritti umani, l’integrazione dei migranti, il valore della partecipazione alla vita politica, trae origine dall’abbondante molteplicità di declinazioni della reciprocità. Dunque le tematizzazioni della reciprocità presenti nell’insegnamento di Francesco, ci mostrano come l’ispirazione evangelica sia chiamata a partorire una cultura della prossimità e della vicinanza inconciliabile rispetto alle derive settarie, iper-nazionaliste, etniche, pseudo-identitarie e tradizionaliste che sembrano diffondersi con rapidità in Europa e nell’intero Occidente.

 

Massimo Naro

 

Rocco Gumina

 

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