Cronache di una democrazia incerta

Cronache di una democrazia incerta

23 Marzo 2024 0 Di Rocco Gumina

Cosa succede al nostro Paese? Penso sia legittimo porsi questa domanda nel tempo di crisi che attraversiamo. Alcuni segnali provenienti dalla cronaca politica, sociale e culturale degli ultimi giorni rafforzano le motivazioni che conducono a simile interrogativo.

A mio avviso il primo segnale di incertezza – per una comunità nazionale ormai plurale e diversificata come la nostra – riguarda lo scandalo misto a schiamazzo, prima politico poi culturale e religioso, sorto dalla scelta di sospendere le attività didattiche, in una scuola della periferia milanese, in occasione della festa di fine Ramadan alla quale parteciperanno molti studenti di quella realtà. Al di là della conformità burocratica dell’atto, da accertare e se necessario regolarizzare, è davvero allarmante che nel nostro discorso pubblico non si riesca a cogliere quanto, invece, saggiamente hanno sostenuto dalla chiesa milanese: bello che il dialogo parta da una scuola. Ne consegue che l’integrazione passa dai fatti ancor prima che dalle parole che, comunque, restano importanti.

Altro dato critico emerso negli ultimi giorni è quello che affiora dalla stra-pubblicizzata serie TV, a pagamento, nella quale si ricostruisce la vicenda biografica e professionale di un noto pornoattore italiano. Dal movimento pubblicitario, giornalistico e scandalistico attivato dalla serie pare che nel nostro Paese l’educazione all’affettività e alla sessualità sia affidata a simili proposte televisive anziché ad un serio, e voluto, discernimento in grado di far cooperare le famiglie, la scuola e i diversificati approcci etici. Qui non si discute se una serie TV possa o meno occuparsi di tali questioni, i registi usino la libertà d’espressione artistica come meglio credono, bensì della nostra incapacità di affrontare uno degli snodi cruciali dei giovani della nostra epoca: la relazione con il proprio corpo e con quello degli altri.

Ancora, pare abbia fatto il giro del mondo la foto che ritrae il nostro presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, coprirsi totalmente il capo con la propria giacchetta durante un rilevante dibattito parlamentare. Anche per questo caso vale il principio affermato in precedenza. Infatti non è opportuno discutere se un capo di governo debba o meno essere giocherellone. Qui si sostiene altro. Le istituzioni abbisognano di prassi e comportamenti confacenti alla rilevanza pubblica delle medesime. Insomma se un leader politico o un presidente del Consiglio desidera assumere atteggiamenti da mattacchione lo faccia nelle sedi del proprio partito, o dove meglio crede, ma non in luoghi e contesti nei quali si rappresenta al massimo livello la nostra comunità.

Dalla cronaca emerge una democrazia incerta la quale va ben al di là della crisi delle nostre istituzioni politiche perché riguarda le modalità essenziali con le quali pensiamo il nostro stare insieme nell’attuale contingenza storica. Ne deduciamo che il vero pericolo della nostra democrazia non sia la cosiddetta “deriva dittatoriale” da più parti temuta ma la diffusa tendenza decadente, privatistica e proceduralistica che attanaglia la politica e la cultura della nostra nazione.

È indubbio che occorre far qualcosa. Nel luglio prossimo i cattolici italiani si riuniranno a Trieste sia per riflettere sulla salute della nostra democrazia sia per offrire un contributo in termini di rinnovamento e d’impegno. Alla luce di quanto registriamo dalle cronache dell’incerta democrazia italiana, i cattolici dovranno puntare tanto sulla comunicabilità del loro ricco patrimonio storico e culturale quanto sulla riattivazione di quella passione democratica che a partire dal basso ricominci ad occuparsi dei bisogni delle comunità. Allora i cattolici dovranno evitare il rischio di mostrare la loro straordinaria tradizione popolare e democratica come una struttura museale ammirabile ma non più replicabile e rinnovabile in quanto mancante di passione, vitalità, coraggio, speranza e libertà.

Rocco Gumina

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