Il delicato, e interdipendente, legame fra democrazia ed economia. Una riflessione di Piero Antonio Carnemolla

Il delicato, e interdipendente, legame fra democrazia ed economia. Una riflessione di Piero Antonio Carnemolla

27 Settembre 2023 0 Di Rocco Gumina

Il Presidente Sergio Mattarella il 15 settembre 2023, in occasione dell’annuale incontro alla Assemblea di Confindustria, ha pronunciato un discorso i cui i temi toccati, per delicatezza e importanza, non possono essere silenziati. Il testo dell’intervento deve essere considerato un necessario completamento con quello dello scorso 25 agosto pronunciato ai giovani di Comunione e Liberazione.

Ad una attenta analisi non può sfuggire il legame che unisce i due discorsi: il rispetto e la dignità della persona si concretizza con la realizzazione di una economia a misura umana. Un autentico umanesimo si fonda su due pilastri: quello economico e quello più propriamente umano. Queste due dimensioni si completano e favoriscono la crescita armoniosa della persona. Poiché non ci si può disinteressare dei problemi che si presentano con una difficoltà inaspettata, per affrontarli e risolverli sono richieste alcune condizioni.

Il Capo dello Stato introduce il suo discorso condannando due errori: il primo che si sostanzia nella “ripetizione ossessiva” di argomenti che mirano solo alla denuncia, ma prive di soluzioni adeguate; il secondo è quello di “cedere alle paure, quanto non alla tentazione di cavalcarle incentivando – anche contro i fatti – l’esasperazione delle percezioni suscitate”. Se si analizza l’odierno panorama politico non è fuori luogo concludere che tali tattiche sono ben utilizzate e anche strumentalizzate da alcune forze politiche che poggiano il loro successo su argomenti che non hanno futuro. Non basta abbaiare alla luna, perché questo è un alibi che non convince. Anziché scompostamente ululare, urge studiare quali provvedimenti adottare per affrontare le nuove emergenze la cui drammatica evoluzione in parte doveva essere prevista. Alcune problematiche, le più delicate e urgenti, hanno bisogno di piani elaborati da chi possiede alcune doti: una preparazione remota – l’improvvisazione causa soltanto danni a ripetizione – accompagnata da un tratto umano generoso e comprensivo. Ci sembra questa la premessa che regge tutti gli altri temi toccati dal Presidente.

In che rapporto stanno economia e democrazia? È un legame delicato e, in ogni caso, interdipendente. La storia insegna che quando l’economia comincia a vacillare o a presentare vistose instabilità, il sistema democratico ne risente e spesso viene travolto, così come accaduto nel secolo scorso nella Germania e i Italia, con l’avvento del nazismo e dl fascismo. Tra le cause di una così perniciosa involuzione l’impresa gioca spesso un ruolo determinante e risolutivo. Il Presidente ha evidenziato come l’impresa debba essere   “…lo spazio democratico  in cui i valori del bene comune

 e della responsabilità sociale devono manifestarsi nella loro concretezza…”

Lo spirito democratico si concretizza in diversi ambiti che vanno dai luoghi di studio e di lavoro a quelli dei corpi sociali. In maniera specifica il sistema democratico si sviluppa nel riconoscimento dei diritti sociali e nella libertà di “intraprendere”, diritto da riconoscere a tutti i cittadini.

Parlando ai rappresentanti delle imprese economiche del Paese, il Capo dello Stato ha elencato alcuni principi che devono presiedere allo svolgimento armonico della vita sociale nell’attuale sistema democratico, così come voluto dalla nostra Carta Costituzionale. Premesso che a muovere il progresso è il “capitale sociale”, questo non deve essere impoverito e l’impresa deve favorire questa ricchezza. La funzione e l’essere dell’impresa sono state individuati attraverso specifici compiti. Nella struttura fondativa l’impresa è agente di libertà e quindi “veicolo di crescita, di innovazione, di integrazione” ma anche generatore di ricchezza che, nel rispetto del dettato costituzionale, deve rispondere al principio della diffusione e non della concentrazione. Il discorso del Presidente è ancora più stringente allorché, richiamando il pensiero dell’illuminismo e, in particolare, quello di Antonio Genovesi, introducendo una quasi nuova categoria nel variegato lessico economico, si diffonde nello spiegare l’economia civile – un carattere spesso trascurato dagli economisti– il cui nucleo, a ben guardare, è stato solennemente codificato nell’art. 41 della Costituzione. Questa norma stabilisce che l’iniziativa economica privata è libera e che non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale in modo da arrecare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. In questo quadro, che potremmo definire ideale – ma non impossibile da attuare – il Presidente elenca alcune condizioni affinché il precetto costituzionale venga attuato. In maniera semplificativa sono: efficienza e chiarezza del sistema normativo; garantire scurezza nei confronti della criminalità, e nei confronti di comportamenti scorretti, adottare sanzioni che siano equi ed incisivi.

L’ultima parte del discorso presidenziale è la logica conclusione di quello che potrebbe definirsi un colloquio aperto e sincero. Ancora una volta viene richiamata la Costituzione e, in particolar modo, in che modo l’economia deve servire la persona che gode di una dignità originaria non soggetta ad alcun riconoscimento esterno. Il Presidente ha voluto concludere il suo discorso tracciando la correlazione tra l’economia e la persona così come derivabile dal dettato della Costituzione. Testualmente ha affermato: «Le imprese non sono estranee all’art. 3 della Costituzione che ricorda come sia compito della Repubblica – in tutte le sue attribuzioni pubbliche e di spontanea attività e iniziativa privata – rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Ma anche va tenuto presente, ha precisato Mattarella, l’art 2 che, riferendosi indistintamente a tutti e in ogni ambito, esige “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. In maniera concisa ha anche accennato agli artt. 35 e 36 che riguardano la tutela e le condizioni di lavoro nonché l’art. 37 sulla donna lavoratrice. L’accenno al tema della sicurezza sul lavoro e a quello della tutela sull’ambiente conclude l’intervento con il velato rimprovero: non è sopportabile la mancata preoccupazione della salute dei lavoratori e la mancata cura dei danni provocati all’ambiente.

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I due recenti discorsi tenuti da Sergio Mattarella, sia quello rivolto ai membri di Comunione e Liberazione che questo qui esposto, devono essere letti nella loro unità e considerarli due autorevoli e sagge linee guida per la piena realizzazione, in Italia, di  un vero sistema democratico, ­– ispirato ai principi della Carta Costituzionale –  e l’invito a saper coniugare diritti e doveri, promuovere una fraterna solidarietà non esclusiva ma “inclusiva” (si pensi agli emigranti,  definiti velenosamente clandestini), a incoraggiare uno sviluppo armonico di quelli che un tempo si definivano “classi sociali” e che oggi sono classificati con nuove sigle, ma la cui precarietà dei suoi membri è dolorosamente visibile. Non deve sembrare strano né fuori luogo se i cattolici trovano in queste norme la esemplificazione e la pratica attuazione del precetto evangelico dell’amore del prossimo. S’è forse dimenticato che la Carta Costituzionale fu pensata e realizzata con il concorso di autentici protagonisti dell’allora mondo cattolico?

La profondità e nobiltà del pensiero mattarelliano è un autorevole invito a far sì che in Italia si mantenga, si migliori e si continui in quel processo democratico così come voluto dalla Costituzione. È questo un percorso che presenta difficoltà e contrasti facilmente riconoscibili e individuabili. Una sola considerazione: circolano indisturbati avventurieri della politica che bramosi di potere e di protagonismo, nel carpire la buona fede di gente distratta e illusa, pompeggia dall’alto di scranni su cui un tempo sedevano persone dotate di preparazione remota e consumata esperienza. Di fronte a un tale scenario tornano alla mente le parole del profeta che, dopo aver confermato che “non c’è niente di nuovo sotto il sole” amaramente constatava: “Ho visto schiavi andare a cavallo e principi camminare a piedi, per terra, come schiavi” (Qo, 1,9.10.7).

Siamo capaci di invertire questa pericolosa rotta?

Piero Antonio Carnemolla

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