“Sanatoria” o giustizia? Verso la giusta stabilizzazione degli Insegnanti di Religione cattolica

“Sanatoria” o giustizia? Verso la giusta stabilizzazione degli Insegnanti di Religione cattolica

11 Gennaio 2024 2 Di Rocco Gumina

La Treccani, nel suo vocabolario online, sostiene che il termine “sanatoria” si identifica con un atto in cui l’autorità competente legittima uno stato di cose irregolare, ovvero una situazione di fatto che si protrae da tempo in modo anomalo. Nell’uso comune, ricorda la Treccani, la sanatoria è un gesto di indulgente generosità con cui si decide di soprassedere nei confronti di mancanze più o meno gravi commesse da più persone, o comunque si omette di prendere i provvedimenti o di infliggere le pene previste.

Precisato il significato del termine, risulta strano che qualcuno sulla stampa nazionale – e nella grande vulgata dei social – usi la parola “sanatoria” per discutere delle imminenti procedure concorsuali – ordinaria e straordinaria – volte all’assunzione in ruolo di oltre seimila insegnanti di religione cattolica.  

Sicuramente chi scrive e parla di sanatoria – chissà magari in buonafede – disconosce che la legge 186/2003 prevedeva regolari concorsi ordinari per gli insegnanti di religione cattolica da svolgersi con cadenza triennale. Eppure all’indomani dell’espletamento dell’unico concorso per questa tipologia di professionisti del mondo della scuola – quello del 2004 – non si sono più avuti concorsi. Così ci troviamo dinanzi ad una mancanza dello Stato che ha condotto all’uso smisurato dello strumento del precariato per coprire posti vacanti e disponibili. Inoltre, va ricordato che la legge 107 del 13 luglio del 2015 – definita la “buona scuola” – ha previsto un piano straordinario di assunzioni tramite concorsi riservati dal quale però sono stati esclusi gli insegnanti di religione cattolica i quali, nel frattempo, dal 2004 ad oggi hanno accumulato in alcuni casi anche vent’anni di servizio svolti da precari. Pertanto discutiamo di lavoratori che da tempo, e con aggiornamenti costanti attraverso percorsi di formazione permanente, operano nella scuola alla ricerca esclusiva della finalità della stessa (Sulla normativa, e non solo, rimando al lavoro di ricerca e approfondimento pubblicato su appuntiirc.it).

Definita brevemente la situazione possiamo sostenere che con l’indizione delle procedure concorsuali per gli insegnanti di religione cattolica, lo Stato non legittima affatto una situazione irregolare tantomeno elargisce generosità a buon mercato. Semplicemente si rende giustizia alle migliaia di professionisti della scuola che, ormai da vent’anni, attendono la stabilizzazione professionale.

Tuttavia le ingenerose – e discutibili sul piano culturale, umano e politico – affermazioni connesse e derivate dal termine “sanatoria”, a mio parere mostrano il tenore del dibattito pubblico del nostro Paese.

La nostra è una democrazia preoccupata e preoccupante per via di molteplici fattori. Fra questi emerge una distorta visione della laicità che tende ad escludere il fatto religioso dallo spazio pubblico-civile per volerlo riversare esclusivamente nelle dinamiche individuali e private. Invece tramite il suo progetto educativo-formativo la scuola italiana – basta rifarsi alle Indicazioni Didattiche per l’insegnamento della religione cattolica nei vari cicli d’istruzione e formazione – propone la crescita globale degli studenti da perseguire con un lavoro volto a far maturare quelle competenze del linguaggio e della cultura religiosa necessarie per abitare consapevolmente il tempo dell’odierna complessità.

Al momento, e secondo le regole vigenti, questo lavoro viene svolto a scuola anche dagli insegnanti di religione cattolica e pertanto risulta giusto, e non semplicemente “sanante”, provvedere alla stabilizzazione di questi precari.

Rocco Gumina

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